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Comunicati per la stampa

  1. 16-02-2026

    Neonati prematuri, verso un’alimentazione “personalizzata” grazie all’intelligenza artificiale

    L’intelligenza artificiale come strumento predittivo per supportare la definizione dell’alimentazione nei neonati prematuri. È questo il presupposto alla base di uno studio innovativo, pubblicato di recente sul Journal of Perinatology – rivista del portfolio “Nature” – frutto del lavoro congiunto di ricercatrici della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori (FSGT) e del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano.

    Per la FSGT hanno partecipato le neonatologhe Maria Luisa Ventura, Valentina Bozzetti, Valeria Cavalleri, Lucia Iozzi con le ingegnere Emanuela Zannin e Paola Coglianese. Per il DEIB del Politecnico di Milano hanno contribuito la prof.ssa Simona Ferrante con le ingegnere Linda Greta Dui e Silvia Riccò.

    Il lavoro affronta uno dei momenti più delicati nella cura del neonato altamente pretermine: il passaggio dall’alimentazione per via endovenosa (parenterale) a quella per via orale (enterale), una fase di “transizione nutrizionale” estremamente cruciale per crescita e sviluppo, che oggi viene gestita senza approcci standardizzati supportati da evidenze scientifiche robuste e in cui un apporto di nutrienti eccessivo, insufficiente o sbilanciato può determinare complicazioni e contribuire a un rallentamento della crescita extrauterina (Extrauterine Growth Restriction, EUGR)

    I risultati mostrano che un adeguato apporto di proteine e lipidi già nei primi giorni di vita, insieme al tasso di crescita nella prima settimana, rappresentano elementi chiave per predire l’EUGR. Un contributo rilevante dello studio è stata inoltre la suddivisione dei pazienti in base a diversi profili di prematurità: è emerso infatti come i fabbisogni e gli apporti nutrizionali differiscano nei vari gruppi, aprendo la strada a una maggiore personalizzazione delle cure.

     

    «Nei neonati grandi prematuri la crescita non è solo un indicatore numerico: un rallentamento della crescita extrauterina può avere conseguenze che si estendono nel tempo, con possibili ricadute anche sullo sviluppo neurocognitivo – spiega Valentina Bozzetti – Per questo studiare la transizione nutrizionale significa puntare non solo a “far crescere di più”, ma a sostenere la qualità complessiva dello sviluppo. Per farlo, però, serve riuscire a leggere davvero ciò che accade nei giorni più delicati della vita, quando ogni scelta può fare la differenza».

    «È qui che entra in gioco la forza dei dati: in questo lavoro abbiamo potuto attingere a un vero e proprio “mare di dati” – sottolinea Maria Luisa Ventura – oltre mille cartelle cliniche elettroniche di neonati grandi prematuri seguiti in un unico centro, ciascuna ricchissima di informazioni cliniche e nutrizionali. Mettere questo patrimonio nelle mani dell’intelligenza artificiale significa poter affrontare una complessità che gli studi tradizionali non riescono a catturare con la stessa profondità».

    «L’intelligenza artificiale permette di integrare grandi volumi di dati clinici eterogenei e di trasformarli in strumenti utili per la ricerca e, progressivamente, per supportare le decisioni cliniche – commenta Simona Ferrante – Il valore nasce dall’incontro tra competenze: da un lato la solidità metodologica e la capacità di leggere la complessità dei dati, dall’altro la conoscenza clinica che dà senso ai numeri e orienta le domande giuste. È così che i modelli diventano non solo accurati, ma anche interpretabili e potenzialmente trasferibili nella pratica».

    «In questo studio abbiamo tradotto questa integrazione in modelli capaci di predire l’EUGR durante la transizione nutrizionale, riconoscendo pattern e combinazioni di variabili clinico-nutrizionali che aiutano a descrivere in modo più preciso una fase particolarmente critica – conclude Linda Greta Dui – L’obiettivo non è sostituire il giudizio clinico, ma offrire uno strumento in più per anticipare i bisogni del singolo paziente e orientare strategie sempre più personalizzate, calibrate sui diversi profili di gravità della prematurità».

     

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  2. 09-02-2026

    MAPPI: un nuovo sistema per vedere come comunicano tra loro foglie, fusto e radici di una pianta sotto stress ambientale

    Come comunicano tra loro le diverse parti di una pianta adulta quando subisce una ferita, viene sommersa dall’acqua, bruciata o affronta uno stress ambientale?

    Oggi possiamo rispondere a questa domanda grazie a un innovativo sistema di imaging ottico sviluppato dall’Università degli Studi di Milano insieme al Politecnico di Milano. Lo studio è stato pubblicato su Science Advances.

    Il sistema, chiamato MAPPI (MAcro Plant Projection Imaging), consente di osservare contemporaneamente foglie, fusto e radici mentre la pianta reagisce a stimoli come ferite, sommersione, bruciature o altri stress ambientali. Una sua caratteristica innovativa è la doppia visione perpendicolare, che permette di vedere cosa accade in tutta la pianta allo stesso tempo, superando i limiti degli strumenti tradizionali pensati per piccole piante da laboratorio. Questo rende possibile studiare piante di dimensioni paragonabili a quelle coltivate in serra, cosa che finora era molto difficile.

    A differenza dei sistemi di imaging convenzionali, MAPPI è modulare, poco costoso e open source, quindi facilmente replicabile in molti laboratori. Grazie all’uso della fluorescenza, la piattaforma permette di visualizzare in tempo reale segnali fondamentali per la comunicazione interna della pianta, ad esempio le variazioni della concentrazione degli ioni calcio e l’accumulo di glutammato, che funzionano da messaggeri cellulari. Con questa tecnologia i ricercatori hanno mostrato che i segnali non viaggiano solo tra foglie, ma anche in modi bidirezionale tra foglie e radici, rivelando una rete di comunicazione molto più complessa del previsto

    «MAPPI ci permette di osservare come questi segnali attraversano l’intera pianta adulta, una dinamica che finora potevamo solo intuire» commenta Alex Costa, fisiologo vegetale e professore del Dipartimento di Bioscienze all’Università degli Studi di Milano e autore di riferimento del lavoro.

    «MAPPI permette di superare i limiti della microscopia tradizionale e apre la strada a nuove ricerche sulla fisiologia delle piante adulte» spiega Andrea Bassi, professore del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e coordinatore dello studio insieme a Costa. «L’obiettivo è rendere questa tecnologia accessibile alla comunità scientifica, favorendo studi su specie di interesse agricolo in condizioni più simili a quelle naturali».

    Il sistema è inoltre progettato per essere ampliato con ulteriori sensori, così da monitorare più segnali molecolari simultaneamente. MAPPI rappresenta quindi un passo avanti decisivo per comprendere come le piante reagiscono agli stress, un tema chiave per l’agricoltura del futuro in un contesto di cambiamento climatico.

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  3. 05-02-2026

    Ricerca europea e innovazione, il Politecnico di Milano lancia il presidio a Bruxelles

    Milano, 5 febbraio 2026 - Il Politecnico di Milano lancia ufficialmente il Bruxelles Liaison Office, il nuovo presidio dell’Ateneo dedicato al dialogo con le istituzioni dell’Unione europea e al supporto strategico alla partecipazione ai programmi di ricerca e innovazione comunitari.

    Il ruolo e le attività del Liaison Office sono stati presentati a Bruxelles, presso il Parlamento europeo, nel corso dell’evento From Knowledge to Impact: research and innovation in partnership with society and industry, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo accademico della ricerca e dell’innovazione. L’incontro ha rappresentato l’occasione per illustrare la visione con cui il Politecnico intende strutturare in modo più riconoscibile e continuativo la propria presenza a Bruxelles.

    Con la progressiva conclusione del PNRR, il prossimo Programma Quadro dell’Unione è destinato a diventare la principale leva strutturale per il finanziamento della ricerca e per il posizionamento internazionale delle università. In questo contesto, il Politecnico di Milano sceglie di rendere pubblica e strutturata una presenza a Bruxelles pensata per intercettare in modo anticipato priorità, strumenti e traiettorie strategiche della politica europea della ricerca e dell’innovazione.

    Questa strategia si fonda su un posizionamento già consolidato del Politecnico di Milano nei programmi europei di ricerca. L’Ateneo è oggi la prima università italiana per finanziamenti ottenuti nell’ambito di Horizon Europe, con 389 progetti finanziati per un valore complessivo di circa 185,68 milioni di euro. Nell’ambito del Programma Quadro 2021–2027, il Politecnico ha inoltre ottenuto 44 progetti ERC per un totale di 44,65 milioni di euro, a conferma del ruolo dell’Ateneo nella ricerca di frontiera.
    Sul fronte dell’innovazione, tra il 2021 e gennaio 2026 il Politecnico di Milano ha visto finanziate 29 proposte nell’ambito dell’European Innovation Council (EIC), con un tasso di successo del 10,7%, tra i più elevati a livello europeo.

    “L’Europa sta vivendo un momento decisivo e identitario sotto diversi punti di vista, non ultimo quello della ricerca avanzata e della competitività, due elementi che vanno di pari passo. È questo un momento chiave per il prossimo Programma Quadro, FP10, in cui vengono definite priorità e misure. La domanda che ci siamo posti decidendo di aprire una sede a Bruxelles non è ‘Cosa possiamo ottenere?’ da questa situazione, ma ‘Cosa possiamo portare al tavolo dei decisori?’ - ha dichiarato Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano - Siamo il primo ateneo in Italia per numero di progetti di ricerca finanziati dall’Unione e quinto a livello comunitario. In un contesto sempre più dettato da grandi sfide tecnologiche e di ricerca, siamo qui per rimanere, per rafforzare il legame con le istituzioni e partecipare in modo più incisivo alla definizione delle priorità continentali.”

    Il Bruxelles Liaison Office opera come snodo strategico tra l’Ateneo e l’ecosistema europeo della ricerca e dell’innovazione, mantenendo un dialogo continuo con le istituzioni dell’Unione europea e contribuendo alla definizione delle agende strategiche in ambito ricerca e innovazione. Attraverso questo presidio, il Politecnico rafforza il proprio coinvolgimento nei processi di progettazione delle politiche europee per la ricerca e accompagna in modo strutturato i ricercatori nella partecipazione ai programmi UE, in particolare in vista del prossimo ciclo di programmazione.

    In questa prospettiva, il Liaison Office rappresenta anche uno strumento per rafforzare il rapporto tra università, ricerca e sistema industriale europeo, favorendo la partecipazione a partenariati internazionali e lo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione ad alto impatto come, ad esempio, la partecipazione alla nuova partnership europea strategica sui materiali avanzati IAM-I.

    Nel corso dell’evento al Parlamento europeo, il confronto ha coinvolto rappresentanti della Commissione europea, membri del Parlamento e i vertici dei principali organismi europei per la ricerca e l’innovazione, offrendo una lettura condivisa delle sfide che attendono il prossimo ciclo di programmazione europea e del ruolo che università, ricerca e industria sono chiamate a svolgere.

    Con il lancio del Bruxelles Liaison Office, il Politecnico di Milano consolida una strategia di lungo periodo orientata a rafforzare la propria competitività scientifica, il dialogo con le istituzioni europee e il contributo allo sviluppo delle politiche UE per la ricerca e l’innovazione, in una fase decisiva per il futuro dell’Europa della conoscenza.

  4. 30-01-2026

    Rischio idrogeologico e mercato immobiliare, gli effetti sul prezzo delle case in una ricerca del Politecnico di Milano

    In una nazione ad alto rischio idrogeologico come l’Italia, si sa ancora poco su quanto questo aspetto influisca sulla valutazione di un immobile. Una lacuna che cerca di colmare lo studio effettuato da Marco Rossitti, ricercatore del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito – DABC del Politecnico di Milano, con un working paper dal titolo: “Valutazione del rischio di alluvione e caratteristiche di resilienza nel mercato immobiliare italiano”, apparso sulla piattaforma SSRN all’interno della Working Paper Series del Center for Real Estate del MIT - Massachusetts Institute of Technology di Boston, USA. 

    La ricerca, infatti, è stata svolta in parte proprio presso il Center for Real Estate del MIT, dove Rossitti ha trascorso un periodo di visiting grazie al Progetto Rocca – una collaborazione internazionale tra Politecnico e MIT – e dove ha lavorato a stretto contatto con la docente Siqi Zheng, nome autorevole nel campo del real estate mondiale. Grazie al modello econometrico sviluppato al MIT e a un accordo di fornitura dati con il portale immobiliare Idealista, siglato con il supporto della docente DABC Francesca Torrieri, lo studio è partito da una mole di dati di circa tre milioni di annunci immobiliari per analizzare come il rischio di alluvione e le caratteristiche di resilienza influenzino i prezzi delle abitazioni, concentrandosi in particolare sulla regione Lombardia. Dopo una prima scrematura, gli annunci immobiliari comprensivi di tutti i dati utili e presi in considerazione per l’analisi sono stati alla fine poco più di un milione. 

    «Abbiamo scelto di soffermarci sugli appartamenti, partendo dal prezzo di offerta per poi stimare il valore di mercato dell’immobile in funzione delle sue caratteristiche intrinseche – ha spiegato Rossitti – come la superficie, il numero di piano, e le sue caratteristiche estrinseche, definite attraverso l’uso di un sistema GIS: distanze dai mezzi pubblici o dal centro storico, e ovviamente quelle legate al focus della ricerca, come la distanza da un fiume o da un lago, caratteristiche queste che in realtà il mercato immobiliare potrebbe apprezzare, sebbene possano aumentare le condizioni di rischio». La geolocalizzazione è stata messa a confronto con la pericolosità alluvionale riportata nelle mappe ufficiali di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, e il risultato è chiaro: un piccolo ma significativo abbassamento del prezzo per gli immobili in aree, appunto, “a rischio”. Il deprezzamento varia, ed è maggiore per le unità immobiliari situate ai piani inferiori mentre diminuisce con l’aumentare dell’altezza del piano (resilienza “verticale”). Inoltre, gli immobili in buono stato conservativo sono percepiti come più resilienti e, di conseguenza, registrano ribassi più contenuti. 

    Lo studio potrebbe diventare uno strumento per approcciare la progettazione in modo diverso: per esempio, pensando di non utilizzare il piano terra – che è il più colpito – a scopo abitativo, ma di lasciarlo libero. «Uno dei risultati interessanti, in una prospettiva di pianificazione, è che gli investimenti pubblici in opere di mitigazione del rischio idraulico effettivamente vanno a ridurre l’impatto negativo sui prezzi – commenta Rossitti – Inoltre se i valori di mercato si abbassano troppo, solo chi ha poca disponibilità economica andrà ad abitare in certe zone, generando così anche un tema di ingiustizia sociale».

     

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  5. 30-01-2026

    ActivE³ - tre anni di ricerca, tecnologia e territorio per una vita attiva e inclusiva

    Si è svolto questa mattina presso il campus del Polo territoriale di Lecco, l’evento conclusivo di ActivE³ – Everyone, Everywhere, Everyday, progetto Emblematico Maggiore finanziato da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, che in tre anni di lavoro ha sviluppato e sperimentato modelli innovativi per promuovere una vita attiva e inclusiva lungo tutto l’arco della vita, integrando ricerca scientifica, tecnologia, sanità, scuola e territorio.

    L’evento ha visto la partecipazione di Giovanni Azzone, Presidente di Fondazione Cariplo, Mauro Piazza, Sottosegretario di Regione Lombardia in rappresentanza del Presidente, Attilio Fontana, insieme al Prorettore delegato del Polo territoriale di Lecco Marco Tarabini, all’ex Prorettrice Manuela Grecchi e a Vico Valassi, Presidente di Univerlecco, ente capofila del progetto. 

    Il progetto ActivE³ è stato possibile grazie al lavoro di un partenariato multidisciplinare, che ha messo a sistema competenze di ricerca, cliniche, sanitarie ed educative. Oltre al capofila Univerlecco, hanno collaborato il Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco, il Consiglio Nazionale delle Ricerche – sede di Lecco, ASST Lecco, ATS Brianza, IRCCS “Eugenio Medea” – Associazione La Nostra Famiglia, IRCCS INRCA di Casatenovo e la Fondazione Valduce – Ospedale Valduce – Centro di Riabilitazione Villa Beretta. Una rete che ha permesso di integrare sperimentazione scientifica e applicazione sul campo, garantendo solidità metodologica e ricadute concrete per il territorio. 

    ActivE³ è nato dalla consapevolezza che l’attività motoria rappresenta una leva fondamentale di salute, benessere e inclusione sociale, ma che l’accesso a una vita attiva è spesso limitato da barriere fisiche, culturali, organizzative e sociali. Il progetto ha quindi sviluppato un quadro di azioni, declinate su target differenti (bambini, adulti, anziani, persone con fragilità e disabilità) con l’obiettivo di rendere la pratica motoria accessibile, sostenibile e inclusiva. Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati delle tre azioni progettuali da parte dei responsabili scientifici: Manuela Galli del Politecnico di Milano per l’azione dedicata all’inclusione motoria nella scuola primaria, Giuseppe Andreoni del Politecnico di Milano per l’azione di digital coaching e healthy ageing e Marco Sacco della sede lecchese del Consiglio Nazionale delle Ricerche per l’azione piattaforma Sport-Terapia.

    ActivE³ ha saputo generare un impatto concreto e misurabile sulla comunità, grazie a sperimentazioni replicate in contesti reali. Le attività dedicate all’inclusione motoria nella scuola primaria hanno visto oltre 700 bambine e bambini coinvolti nelle attività sperimentali presso il Polo di Lecco e oltre 200 grazie all’implementazione all’interno delle scuole dei Kit Low Cost delle tecnologie selezionate.

    Sul fronte digital coaching e healthy ageing, lo studio clinico ha coinvolto 243 volontari over 60, con 219 partecipanti che hanno completato il percorso annuale e un’aderenza superiore al 93%, confermando l’efficacia di un approccio digitale integrato alla prevenzione.  

    La Piattaforma Sport-Terapia ha esteso l’innovazione ai contesti di fragilità, disabilità e riabilitazione. Il trike ibrido sviluppato dal Politecnico di Milano, che integra la stimolazione elettrica funzionale, è stato testato da 20 over 65 e ha mostrato benefici nei pazienti post-ictus (12 pazienti, con incremento della potenza della gamba paretica del 150% e miglioramento della forza/motricità volontaria del 19%), con un’ulteriore sperimentazione su 5 pazienti in abbinamento ad applicazioni di Realtà Virtuale.

    La “social bike” sviluppata dal CNR – sede di Lecco ha coinvolto 5 realtà tra cliniche e scuole con 87 partecipanti.
    Infine, Active Park realizzato dall’IRCCS “Eugenio Medea” – Associazione La Nostra Famiglia in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha integrato tecnologia e inclusione in uno spazio pubblico dedicato al gioco e all’attività motoria. Il parco ha registrato 3.426 accessi unici, ed è stato frequentato da oltre 220 studenti provenienti da scuole del territorio.

    “Siamo giunti alla conclusione del progetto emblematico Active3 - Everyone, Everywhere, Everyday finanziato da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, dopo tre intensi e fruttuosi anni di attività, ricerca, sperimentazioni e innovazione. «Il mantenimento di uno stile di vita attivo, inteso come movimento e sana alimentazione, è un tema di crescente interesse e di fondamentale importanza per il benessere, oltre che come efficace forma di prevenzione» – afferma Vico Valassi, Presidente dell’Associazione Univerlecco. «Un approccio che, nei bambini, grazie allo sport come strumento di inclusione, favorisce la socializzazione e la tutela della salute psico-fisica; nell’adulto contribuisce a mantenere un buon equilibrio e, nelle persone anziane e fragili, sostiene una migliore qualità della vita nel tempo. Proprio per questo, oltre agli enti erogatori, desidero ringraziare tutti i ricercatori, i docenti e i clinici che hanno contribuito al raggiungimento dei risultati ottenuti e che continuano a lavorare per rispondere alle sfide che il futuro ci porrà. Oggi si chiude un progetto importante, lasciando spazio all’avvio del nuovo progetto emblematico “INSIEME – INnovazione per la Salute e l'Inclusione socialE in MovimEnto”, con l’augurio di buon lavoro e di un grande successo”.

    “Regione Lombardia considera la promozione di stili di vita attivi una priorità delle proprie politiche di prevenzione, di welfare e di tutela del benessere delle persone” – dichiara Mauro Piazza, Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia – “Progetti come ActivE³ dimostrano quanto sia strategico mettere in rete istituzioni, centri di ricerca, sistema sanitario e comunità locali, generando ricadute concrete sui territori e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Il sostegno della Regione, insieme a Fondazione Cariplo, nasce dalla convinzione che la salute e il benessere non si costruiscano solo nei luoghi di cura, ma anche nelle scuole, negli spazi pubblici e nelle relazioni di comunità. Per questo è fondamentale promuovere iniziative in grado di diffondere la pratica dell’attività fisica, sostenere la prevenzione e rafforzare il senso di comunità, coinvolgendo attivamente persone di tutte le età, dai più giovani agli anziani. In questa prospettiva, la conclusione di ActivE³ rappresenta un passaggio significativo verso una visione integrata e di lungo periodo, che trova continuità nel nuovo progetto Emblematico Maggiore INSIEME, pensato per rendere l’attività fisica un diritto accessibile a tutti e uno strumento di inclusione, prevenzione e benessere lungo tutto l’arco della vita”.

    “Lo sport è un motore fondamentale di crescita personale e collettiva” – dichiara Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo – “Perché l’attività fisica quotidiana diventi un’abitudine, bisogna praticarla fin da piccoli. E gli adulti devono dare l’esempio. In una società che invecchia, l’attività fisica non è solo salutare: è necessaria. Aiuta ciascuno di noi, ma sostiene anche le comunità, che avranno sempre più difficoltà a prendersi cura dei più fragili. Prendersi cura del proprio benessere significa contribuire, in modo responsabile e altruistico, al benessere di tutti. Il progetto Active3 sviluppa con metodo questi concetti e punta all’obiettivo concreto: analizza i dati, grazie alle tecnologie e propone attività. Occorre trovare il modo e più occasioni possibili per estendere queste esperienze a più persone possibili”. 

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  6. 27-01-2026

    I progetti di ricerca PROTECT, META-SENSE e LANTER del Politecnico di Milano si aggiudicano tre ERC Proof of Concept

    27 gennaio 2026 – Sono tre i progetti di docenti e ricercatori del Politecnico di Milano ad aver ricevuto finanziamenti dalla vittoria di un ERC Proof of Concept. PROTECT, di Alessandro Filippo Maria Pellegata (Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica), mira a colmare il vuoto di conoscenze nel campo della sicurezza dei farmaci in gravidanza. META-SENSE, del Dipartimento di Fisica e coordinato dalla professoressa Margherita Maiuri, si propone di sviluppare un nanosensore per la rilevazione dei PFAS. Il progetto LANTERN, infine, sviluppa una metodologia di nanofabbricazione di microchip: è a firma di Edoardo Albisetti, professore del Dipartimento di Fisica.

    L’European Research Council (ERC) sovvenziona attraverso il bando ERC PoC progetti eccellenti capaci di distinguersi in ambiti di frontiera, supplementari all’ERC principale, con lo scopo di inserire sul mercato i primi risultati della ricerca di base. 

    Con l’ERC PoC appena ottenuto il primato del Politecnico cresce ancora, confermandosi prima università italiana per finanziamenti ricevuti nell’ambito del programma Horizon Europe con 389 progetti per un totale di circa 185,68 milioni di euro.

    Nell’ambito del programma quadro di finanziamento Horizon Europe 2021-2027, il Politecnico di Milano ha ottenuto finora 44 progetti ERC per un totale di 44,65 milioni di euro.

     

    PROTECT

    La sicurezza dei farmaci in gravidanza è ancora oggi una delle aree meno esplorate e più critiche della medicina. Le donne in gravidanza vengono generalmente escluse dagli studi clinici e i modelli animali spesso non sono in grado di prevedere in modo affidabile gli effetti dei farmaci sul feto umano. Di conseguenza, molte terapie vengono evitate durante la gravidanza non perché dimostrate dannose, ma per la mancanza di dati scientifici adeguati, con importanti ricadute cliniche e sociali.

    Il progetto PROTECT, guidato da Alessandro Filippo Maria Pellegata, vuole colmare questo vuoto di conoscenza attraverso lo sviluppo di una piattaforma innovativa basata su modelli tridimensionali di tessuti fetali umani realizzati tramite bioprinting 3D. Utilizzando cellule derivate dal liquido amniotico, il sistema consente di ricreare in laboratorio tessuti umani che riproducono fasi chiave dello sviluppo fetale, permettendo di valutare in modo sistematico la tossicità dei farmaci in condizioni controllate e riproducibili.

    Questo approccio punta a migliorare la capacità di prevedere i rischi reali dei farmaci sul feto umano, riducendo al contempo il ricorso alla sperimentazione animale. PROTECT intende così contribuire a una medicina più sicura e inclusiva in gravidanza, fornendo nuovi strumenti per supportare decisioni terapeutiche più informate e basate su evidenze scientifiche più solide.

    Il progetto nasce al LaBS - 3D Bioprinting and Tissue Engineering Lab del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica del Politecnico di Milano, in collaborazione con Day One.

    Alessandro Filippo Maria Pellegata insegna al DCMC del Politecnico di Milano ed è Principal Investigator del laboratorio LaBS – 3D Bioprinting and Tissue Engineering, dove coordina attività di ricerca nel campo della medicina rigenerativa e dei modelli biologici avanzati. Nel corso degli anni ha progressivamente ampliato il proprio ambito di ricerca, integrando bioingegneria, biologia cellulare e materiali avanzati per sviluppare nuove soluzioni di rigenerazione tissutale rivolte in particolare alle patologie pediatriche e prenatali. Questo percorso lo ha portato a maturare una solida esperienza internazionale presso l’UCL Great Ormond Street Institute of Child Health di Londra, dove ha contribuito allo sviluppo di organi ingegnerizzati e allo studio dei meccanismi che regolano la formazione e la funzione dei vasi sanguigni. Nel 2024 ha ricevuto un ERC Consolidator Grant per sviluppare una nuova strategia di ingegneria tissutale per il trattamento della spina bifida.

     

    META-SENSE

    META-SENSE, progetto a cura di Margherita Maiuri, si propone di sviluppare un nanosensore compatto, rigenerabile e label-free per la rilevazione di una particolare classe di contaminanti chimici, i PFAS.

    I PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono composti chimici sintetici ampiamente utilizzati in ambito industriale e nei beni di consumo per la loro resistenza al calore e all’acqua. Questa stessa resistenza li rende però estremamente persistenti, da cui il soprannome di “forever chemicals”. Oggi i PFAS sono tra i contaminanti più diffusi, presenti nell’acqua, nel suolo e nell’aria in tutto il mondo. L’inasprimento delle normative e la crescente consapevolezza dei rischi sanitari e ambientali legati alla contaminazione da PFAS stanno alimentando un’urgente domanda di soluzioni analitiche rapide ed accurate, che gli approcci convenzionali faticano a soddisfare. 

    Il progetto META-SENSE svilupperà un nanosensore compatto e rigenerabile per la rilevazione dei PFAS direttamente in acqua in pochi minuti. Basato su metasuperfici ottiche all’avanguardia, il dispositivo consentirà la quantificazione rapida e in situ, riducendo la dipendenza da analisi di laboratorio centralizzate. 

    Supportando un monitoraggio scalabile della qualità dell’acqua, META-SENSE si propone di rendere la diagnostica ambientale più accessibile e di velocizzare i processi decisionali per lo screening e la bonifica, con l’obiettivo di favorire la transizione della tecnologia proposta verso applicazioni industriali future

    Margherita Maiuri è professoressa al Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, dove coordina attività di ricerca nel campo della spettroscopia ultraveloce applicata a sistemi biomimetici e a nanostrutture ottiche. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Fisica al Politecnico di Milano, specializzandosi nell'ottica ultraveloce di biomolecole. Ha ottenuto una Marie Skłodowska-Curie Global Fellowship e ha lavorato presso l’Università di Princeton sulla spettroscopia elettronica multidimensionale ultraveloce. Nel 2022 ha ottenuto un finanziamento europeo ERC Starting Grant con il progetto ULYSSES. I suoi principali interessi di ricerca includono lo studio di sistemi complessi per la conversione dell'energia luminosa in strutture molecolari, metasuperfici ottiche ultraveloci e interazioni forti luce-materia, supportati da finanziamenti nazionali e internazionali. 

     

    LANTERN

    Lo sviluppo delle tecnologie ICT richiede nuovi approcci per la fabbricazione di microchip, in grado di superare i limiti della nanolitografia convenzionale. In particolare, l’elaborazione e la trasmissione dei segnali nei dispositivi elettronici e fotonici di nuova generazione richiedono la nanostrutturazione di materiali chiave, come gli ossidi complessi: un obiettivo che oggi risulta ancora difficilmente raggiungibile con i processi standard di camera bianca.

    Il progetto LANTERN, del professor Edoardo Albisetti, sviluppa e dimostra una metodologia di nanofabbricazione radicalmente innovativa basata su un fascio laser altamente focalizzato, in grado di modulare localmente, in tre dimensioni, le proprietà funzionali degli ossidi complessi (per esempio magnetiche e ottiche) con precisione sub-micrometrica.

    L’efficacia del metodo sarà validata attraverso la realizzazione di un prototipo di dispositivo per il filtraggio di segnali a radiofrequenza e, successivamente, estesa ad altri sistemi di interesse tecnologico, come memorie magnetiche e dispositivi fotonici. Nel complesso, il progetto mira a porre le basi per l’adozione industriale della tecnologia e per i successivi sviluppi, inclusa la scalabilità verso iniziative di trasferimento tecnologico.

    Edoardo Albisetti è professore del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e Principal Investigator (PI) nel gruppo di ricerca PhyND. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Fisica al Politecnico di Milano, svolgendo un periodo come visiting student al Georgia Tech di Atlanta, negli Stati Uniti. È stato Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellow presso il CUNY Advanced Science Research Center e la New York University di New York. Nel 2021 ha ricevuto un ERC Starting Grant, per il progetto B3YOND. I suoi principali interessi di ricerca riguardano lo sviluppo di metodologie innovative per controllare, su scala nanometrica, le proprietà fisiche della materia condensata, con l’obiettivo di progettare e realizzare nuovi materiali e dispositivi con funzionalità avanzate e basso impatto energetico.

     

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  7. 20-01-2026

    Un chip “intelligente” che riduce consumi e tempi di calcolo: dal Politecnico di Milano una svolta nel computing ad alte prestazioni

    Ridurre drasticamente i consumi energetici, e accelerare l’elaborazione di grandi quantità di dati. È l’obiettivo del nuovo chip sviluppato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria – DEIB del Politecnico di Milano, guidati dal docente Daniele Ielmini, e presentato nello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Electronics, con primo autore il ricercatore Piergiulio Mannocci.

    Il lavoro nasce all’interno del progetto ANIMATE (ANalogue In-Memory computing with Advanced device Technology) che si era aggiudicato un ERC Advanced Grant nel 2022 e partiva dalla ricerca preliminare di Daniele Ielmini sul CL-IMC (Closed-Loop In-Memory Computing), ovvero il calcolo in memoria ad anello chiuso, e sulle opportunità che offriva: ridotti tempi per la risoluzione di calcoli e fino a 5.000 volte meno energia rispetto ai computer digitali. Obiettivo del progetto ANIMATE era proprio lo sviluppo della tecnologia per il dispositivo, circuiti, architetture di sistema e l’insieme di applicazioni atti a validare il CL-IMC. 

    Il chip elaborato si avvale, appunto, del calcolo in-memoria che si propone di superare un limite dei computer: la necessità di spostare continuamente i dati tra memoria e processore. Eliminando questo “traffico” interno, i sistemi diventano più veloci ed energeticamente efficienti. Nello studio appena pubblicato, il team del DEIB presenta un acceleratore analogico completamente integratoper la soluzione di sistemi di equazioni lineari e non lineari, realizzato in tecnologia CMOS (Complementary Metal-Oxide-Semiconductor), un processo standard per la fabbricazione di circuiti integrati su silicio.

    Il dispositivo utilizza due array 64×64 di memorie resistive programmabili: un array è una sorta di “griglia ordinata” composta da elementi identici disposti in righe e colonne, simile a un foglio a quadretti, dove ogni incrocio tra una riga e una colonna rappresenta una cella di memoria. Le celle utilizzate sono basate su tecnologie SRAM (Static Random-Access Memory), un tipo di memoria veloce e stabile, qui combinata con resistori integrati che consentono di programmare diversi livelli di resistenza. L’architettura è completata da un innovativo schema di elaborazione analogica che sfrutta componenti integrati nel chip, come amplificatori operazionali e convertitori analogico-digitali. 

    L’insieme permette al sistema di affrontare calcoli complessi direttamente all’interno della struttura di memoria, evitando di spostare i dati verso un processore esterno, e di ridurre così i tempi di calcolo in modo significativo. Nei test, il chip ha raggiunto un’accuratezza simile a quella dei sistemi digitali tradizionali, ma con minori consumi energetici, ridotta latenza di calcolo e un ingombro sul silicio più contenuto

    «Il chip integrato dimostra la fattibilità su scala industriale di un concetto rivoluzionario come il calcolo analogico in memoria – ha spiegato Daniele Ielmini, docente del DEIB e alla guida del gruppo di ricerca – Siamo già al lavoro per trasferire questa innovazione in applicazioni nel mondo reale per ridurre i costi energetici del calcolo, soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale».

    «Questo lavoro è il risultato di una collaborazione internazionale tra mondo accademico e industriale che ha coinvolto anche la Peking University, sviluppata da un team eterogeneo che ha coinvolto professori, ricercatori, dottorandi e studenti – commenta Piergiulio Mannocci, ricercatore del DEIB e primo autore – e dimostra il potenziale del calcolo in-memoria analogico per applicazioni ad alte prestazioni ed elevata efficienza energetica.»

    Lo studio rappresenta un passo avanti importante verso dispositivi più compatti, veloci e sostenibili, aprendo nuove prospettive per la ricerca e per l’industria: il calcolo in-memoria è una soluzione ideale, infatti, in contesti che richiedono alte prestazioni ed elevata efficienza energetica come l’intelligenza artificiale, l’elaborazione di grandi moli di dati e i sistemi di comunicazione wireless di nuova generazione. Le applicazioni spaziano dalla robotica ai data center, dai sistemi di navigazione fino alle reti di telecomunicazione avanzate, come il 5G e le future tecnologie 6G.

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  8. 16-01-2026

    I Latis e Milano 1945-1985. Una mostra al Politecnico di Milano su Vito e Gustavo Latis, protagonisti dell’architettura milanese del dopoguerra

    I Latis e Milano 1945-1985
    Spazio Mostre Guido Nardi - Politecnico di Milano
    21 gennaio - 21 marzo 2026, Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 - 19.00
    Inaugurazione: 21 gennaio 2026, ore 18.00

     

    Milano, 16 gennaio 2026 - Dal 21 gennaio al 21 marzo 2026, lo Spazio Mostre Guido Nardi del Politecnico di Milano ospita la mostra I Latis e Milano 1945-1985, dedicata a Vito e Gustavo Latis, due figure centrali dell’architettura italiana del secondo Novecento.
    L’inaugurazione è prevista mercoledì 21 gennaio alle ore 18.00.

    A cura di Marco Biraghi, Giovanna Latis, Tommaso Mazzega e Francesco Patetta, la mostra ricostruisce il contributo dei fratelli Latis alla trasformazione di Milano nel secondo dopoguerra, mettendo in luce una produzione architettonica di enorme impatto urbano e sociale, caratterizzata da rigore formale, sobrietà e attenzione alla dimensione collettiva 

    Laureatisi entrambi al Politecnico di Milano - Vito Latis nel 1935 e Gustavo Latis nel 1948 - i due architetti, dopo l’esperienza dell’esilio in Svizzera durante le leggi razziali fasciste, avviano dapprima percorsi professionali autonomi per poi associarsi stabilmente a metà degli anni Cinquanta. Dal 1955, lo Studio Latis Architetti realizza per oltre quarant’anni alcuni tra gli edifici residenziali più significativi della città, contribuendo in modo decisivo alla definizione dell’identità architettonica della Milano moderna.

    Tra i progetti presentati in mostra figurano il condominio di via Lanzone (1949-53), in dialogo con l’edificio di Asnago e Vender, l’edificio per abitazioni, uffici e commercio in via Turati (1953-55), esempio emblematico di “urbanità”, e l’edificio di via Monte Santo (1954-55), in cui convivono funzioni diverse all’interno di un unico corpo architettonico 

    Basata sugli archivi privati della famiglia Latis, l’esposizione propone una selezione di opere prevalentemente residenziali, affiancando alla lettura dei progetti il contesto del dibattito urbano e sociale dell’epoca. Il percorso espositivo è arricchito da una visione contemporanea e inedita grazie agli scatti del fotografo Sosthen Hennekam, che dialogano con il patrimonio storico presentato in mostra 

    La mostra è promossa dal Politecnico di Milano con il coinvolgimento della Scuola AUIC e del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU). È realizzata con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano e dell’ADI - Associazione per il Disegno Industriale.

    I Latis e Milano 1945-1985
    Spazio Mostre Guido Nardi - Politecnico di Milano
    21 gennaio - 21 marzo 2026, Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 - 19.00
    Inaugurazione: 21 gennaio 2026, ore 18.00

     

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  9. 13-01-2026

    Telecomunicazioni oltre il 6G: il primo chip standalone a onde di spin con campo magnetico incorporato

    Milano, 13 gennaio 2025  - Il Politecnico di Milano crea il primo dispositivo integrato e completamente sintonizzabile il cui funzionamento si basa sulle onde di spin, un progetto che apre nuove possibilità per le telecomunicazioni del futuro, ben oltre gli attuali standard 5G e 6G. Pubblicato sulla rivista Advanced Materials, lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca guidato da Riccardo Bertacco del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, in collaborazione con Philipp Pirro della Rheinland-Pfälzische Technische Universität e Silvia Tacchi dell'Istituto Officina dei Materiali - CNR-IOM.

    La magnonica è una tecnologia emergente che utilizza le onde di spin (ovvero eccitazioni collettive degli spin elettronici nei materiali magnetici) come alternativa ai segnali elettrici. La diffusione di questa tecnologia è stata finora ostacolata dalla necessità di un campo magnetico esterno, che ne ha impedito l'integrazione nei chip.

    Il nuovo dispositivo sviluppato presso il Politecnico aggira questo ostacolo: è miniaturizzato (100×150 micrometri quadrati, dimensioni sensibilmente inferiori rispetto agli attuali dispositivi di elaborazione dei segnali a radiofrequenza basati su onde acustiche); è completamente integrato su silicio, pertanto compatibile con le piattaforme elettroniche esistenti, e funziona senza magneti esterni grazie a una combinazione innovativa di micromagneti permanenti SmCo e concentratori di flusso magnetico. 

    La guida d'onda di spin è realizzata in CoFeB e dotata di due antenne per l'ingresso e l'uscita del segnale a radiofrequenza. Il campo magnetico trasversale può essere modulato con estrema precisione modificando la distanza tra i magneti e i concentratori all’interno di un intervallo tra 11 e 20,5 mT. Ciò consente di regolare la frequenza operativa tra 3 e 8 GHz e lo sfasamento fino a 120 gradi a 6 GHz.

    Oltre a dimostrare il principio della tecnologia, i ricercatori sottolineano che: i prototipi svolgono già la funzione di linee di ritardo e sfasatori, senza l'applicazione di un campo di polarizzazione esterno; esiste la possibilità di integrare MEMS all’interno del progetto al fine di consentire ai dispositivi di essere riconfigurati in tempo reale; la scelta dei micromagneti SmCo ne garantisce la stabilità a temperature fino a 200 °C e la possibilità di generare il campo magnetico senza consumare energia.

    Come spiega Riccardo Bertacco del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano: "Questo risultato è un passo decisivo per portare le onde di spin dalle dimostrazioni in laboratorio a una tecnologia che può essere effettivamente incorporata nei sistemi di telecomunicazione e nei circuiti elettronici".

     

    Silvia Tacchi, del CNR-IOM, aggiunge: "Questa scoperta costituisce un avanzamento fondamentale nel campo della magnetica in quanto porta i chip a onde di spin un passo più vicini all'integrazione nei dispositivi elettronici".

     

    Lo sviluppo di tali dispositivi rientra nel progetto MandMEMS, finanziato dall'Unione Europea nell'ambito di Horizon Europe. Il coordinatore del progetto, Philipp Pirro della RPTU, descrive questo successo come parte integrante della tabella di marcia del progetto stesso: "Grazie al raggiungimento di questo traguardo siamo ora in grado di affrontare le prossime sfide, come l'ulteriore aumento dell'efficienza di trasmissione dei dispositivi. Alla luce dei grandi progressi registrati fino ad ora, siamo fiduciosi di poter presentare presto dispositivi 6G commercializzabili standalone basati su chip a onde di spin". 

    Il consorzio coinvolge diversi centri di ricerca europei e partner industriali, e mette in campo competenze che vanno dalla magnonica ai MEMS, dall'elettronica a radiofrequenza alla scienza dei materiali. L'obiettivo è sviluppare una piattaforma tecnologica in grado di rendere i dispositivi di comunicazione del futuro più efficienti, compatti e riconfigurabili, gettando così le fondamenta di nuove applicazioni nelle telecomunicazioni e nell'elettronica ad alta frequenza.

    Con questa innovazione, il Politecnico di Milano, la Rheinland-Pfälzische Technische Universität e l'Istituto Officina dei Materiali - CNR-IOM hanno preparato il terreno per lo sviluppo di dispositivi compatti, a basso consumo e ad alte prestazioni, con possibili riverberi non solo sul futuro delle telecomunicazioni, ma anche su elettronica di consumo, settore automobilistico, diagnostica e più in generale su tutte le applicazioni che richiedono l'elaborazione integrata di segnali ad alta frequenza.

    Sito web del progetto: www.mandmems.eu

    M. Cocconcelli, F. Maspero, A. Micelli, A. Toniato, A. Del Giacco, N. Pellizzi, A. E. Plaza, A. Cattoni, M. Madami, R. Silvani, C. Adelmann, A. A. Hamadeh, P. Pirro, S. Tacchi, F. Ciubotaru, R. Bertacco, “Standalone Integrated Magnonic Devices”, Adv. Mater. 2025, 2503493. https://doi.org/10.1002/adma.202503493

  10. 08-01-2026

    Life on Campus. People and places - Ottant’anni di vita universitaria raccontano come è cambiata l’Italia

    Milano, 8 gennaio 2026-Ottant’anni di vita universitaria non si misurano solo in date e traguardi accademici. Si riconoscono nei luoghi che cambiano, nelle persone che li attraversano, negli oggetti quotidiani che diventano memoria collettiva. Life on Campus. People and places è la mostra con cui il Politecnico di Milano racconta la propria storia dal dopoguerra a oggi attraverso lo sguardo della comunità che lo ha abitato e trasformato.

    Allestita presso lo Spazio Mostre degli Archivi Storici del Campus Bovisa, la mostra – visitabile fino al 13 marzo 2026 – propone un viaggio nella vita quotidiana dell’università dal 1945 al 2025, intrecciando storia istituzionale e storia sociale. Un racconto che restituisce il Politecnico non solo come luogo di produzione del sapere, ma come ecosistema umano, culturale e urbano, in dialogo costante con la città e con il Paese.

    Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni tematiche: Polimi Tour, dedicata all’evoluzione degli spazi del campus; In&Out, sui movimenti internazionali di studenti e idee; Community Tales, che raccoglie storie e testimonianze della comunità politecnica; Lifestyle, una panoramica visiva su stili di vita e costume; e Public Engagement, che documenta il ruolo pubblico del Politecnico attraverso eventi e attività condivise con la cittadinanza.

    Fotografie, disegni, cartoline, oggetti d’uso quotidiano e materiali d’archivio costruiscono una narrazione corale, che attraversa la ricostruzione del dopoguerra, le trasformazioni sociali ed economiche del Novecento, l’internazionalizzazione dell’università e il suo ruolo nel dibattito contemporaneo. Un omaggio alla comunità politecnica e alla sua capacità di costruire futuro, giorno dopo giorno.

    La mostra è a ingresso libero ed è visitabile fino al 13 marzo 2026, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 20.00 e il sabato dalle 9.30 alle 16.00.
    A gennaio sono inoltre previste nuove visite guidate in italiano, su iscrizione: sabato 17 gennaio e sabato 31 gennaio, entrambe alle ore 11.00.

    https://www.polimi.it/il-politecnico/eventi/dettaglio-evento/life-on-campus-people-and-places 

    Life on Campus | People and places
    Spazio Mostre Archivi Storici, Campus Bovisa
    via Candiani 72, Milano

    Fino al 13 marzo 2026

    Orari di apertura
    lunedì–venerdì: 9.30–20.00, sabato: 9.30–16.00
    Ingresso libero

    Credits

    Mostra a cura di / Curated by
    Margherita Cagnotto, Chiara Pesenti

    Prodotta da / Produced by
    Archivi Storici e Attività Museali, Politecnico di Milano
    Ludovica Cappelletti | Anna Colella | Vincenzo Ficco | Silvia Raucci

    Progetto grafico / Visual Design
    Stefano Mandato

    Progetto di allestimento / Exhibit Design
    Lola Ottolini
    con Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio

     

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